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Sanremo e Batosta indimenticabile

foto del 33 di sanremoQualche giorno fa, l'amico Vito del blog, Il Negozio di Euterpe, trattó di questo fantastico 33 giri, dedito all'edizione 1967 del Festival di Sanremo, disco del quale ne potete ammirare l'intera copertina proprio qui a sinistra (o in alto se la vostra risoluzione è piú bassa).

Logicamente, considerata la bravura di esposizione del mio carissimo co-sitaro (ehm…, ehm…, intendo amico di sito) vi lascio alla sua trattazione senza che io proferisca parola alcuna rimandandovi, senza remore, al suo fantastico articolo.

Vai all' articolo Sanremo 67 di NdE.

Come potete vedere la copertina è molto bella e rende perfettamente l'atmosfera anni '60, frizzantina e canora della bellissima cittadina ligure: peccato, peró che a me questo stesso disco, metta una tristezza e malinconia incredibile.

 

piazzale della fiera alla foce autobus 15

Tutto risale ad una Convention del Disco, di qualche anno fá, tenutasi proprio qui a Genova; come al solito, la mia capatina in zona Foce, luogo nel quale si svolgeva la due giorni vinilica sul territorio del capoluogo ligure, prima del recente cambio sede, per ammirarmi qualche bel disco, non ero nuovo farla, anzi: fino a quel momento non ne perdevo edizione.
Quella volta presi come sempre il mio bravo ed insostituibile 15/ (ammirabile nella foto destra) che, pensate un po', prima del fresco riordino delle linee AMT Genova, faceva ancora capolinea proprio di fronte al padiglione fieristico di cui potete vederne l'entrata qui a sinistra/sopra.

 

foto del compianto giornalista beppe viola

Pagato il pedaggio d'entrata (naturalmente) completai, come al solito, la classica panoramica generale che mi concedo ad ogni Fiera cui partecipo; quella volta, ad un certo punto, mi imbattei in uno tra gli stands centrali dove, oltretutto, a parte i classici espositori (anche interessanti, se non ricordo male) in bella vista, ordinati alfabeticamente e per genere, sopra gli appositi tavoli, l'avvenente commerciante posó a terra, nella totale noncuranza ed infilati tra il piano del banco e le sue gambe di sostegno un certo numero di scatoloni abbastanza distrutti dall'usura, (immaginate, quindi, la difficoltá di accostamento a quei dischi ma, …, …, allora, …, …, io, con qualche annetto in meno, riuscivo nel …), trattamento comunque riservato anche ai poveri long play che colmavano gli stessi, laddove in alcuni, perfino tracimavano, tanto che ne fu difficoltoso il palese far passare i dischi. I trasandati cartoni, comunque, sistemati alla “Viva il Parroco” (famosa frase del compianto giornalista, dottor Beppe Viola duranti i suoi azzeccatissimi commenti alle partite di calcio; foto dal sito DataSport, vai alla HPDS), erano muniti con tanto di cartello colorato a caratteri ben visibili, dalla fattura:

Tutto a 2€ / 6 LP, 10€

…, …, quel cartoncino colorato, …, …, traditore, lo ricordo ancora! …, …, e, qui, scaturisce l'occasione per collegarmi ai cartelli ammaliatori di cui ai cartelli dell'articolo Il CICoM.

Incuriosito ed attratto dalla vista di un 33 del maestro Paul Mauriat, mi chinai a sfogliare quei vinili (alcuni dei quali veramente malconci) finchè notai il disco di cui sopra e analizzato dall'amico Vito: lo raccolsi istintivamente ma (credetemi) soltanto attratto dalla bellezza della foto di copertina che m'intrigava parecchio, nonostante, fossi totalmente all'oscuro sulla fattura di quel preciso Long Play. Negli attimi successivi, quando capii si trattasse di raccolta sanremese targata 1967 e riconobbi, appunto, una giovanissima Rosanna Fratello tra gli altri, lo raccolsi dal mazzo e lo misi assieme ad altri cinque dischi (tra i quali anche quello di Mauriat), tanto da raggiungere la fatidica quota sei dell'avviso che, terminata tranquillamente la mia cernita ma con il titolare che continuava a tenermi d'occhio, …, …, chissá quali tesori, da lí sotto, avrei potuto sottrargli, mi apprestai a pagare.

Casualmente, pochi secondi prima, (e vi prego, non cerco di illudervi) il responsabile si allontanó dal proprio trono, cosa che mi lasció nell'indifferenza piú totale (forse, nemmeno ci feci caso) cosí mi rivolsi a colui che, in quel mentre, presenziava il banchetto e, ritenedolo un commesso, mi approntai nel consegnargli i 10€ pattuiti, solo dopo semplice suo controllo sul numero dei dischi, da me, presi.

Di lí a poco, cioè nel momento in cui costui mi porse la solita busta di plastica dove infilare i nuovi e soddisfacenti acquisti, vidi correre verso di me con voce urlante l'austero proprietario affannosamente sbraitante tra la folla, a quell'ora in buona calca e che, ormai, passeggiava tra gli stands. Molti, infatti, si girarono per vedere cosa stesse succedendo e il perchè di quella grande agitazione; quando l'energumeno raggiunse la sua postazione, mi sradicó letteralmente di mano gli LP e aver estratto il Sanremo 1967, mi apostrofó indignato:

«E questo dove l'hai preso?».

…, …, quanti, tra voi, non sarebbero rimasti ammutoliti a quella scena, sí, villana? Ebbi davvero un bell'attimo di smarrimento perchè, intanto, non mi sarei aspettato un simile attacco per nulla al mondo, avendo agito coerentemente a quanto scritto; poi non riuscivo a capire quale fosse la pretesa del commerciante o cosa volesse: tolto il 33 di P. Mauriat (che pur avendolo visto poche volte) e la strana, anche per etichetta (non era un disco Clan, per intenderci) raccolta Sanremo, si trattava di dischi comunissimi, di orchestre, con stato di conservazione non proprio impeccabile, perentoriamente senza custodia in plastica protettiva (come quelli siti sopra il bancone) ed, ancora, impolverati in piú punti. Ripresomi dallo stupore, risposi (ovvio) che lo avevo trovato in uno degli scatoloni posti sotto al tavolo, parole confermate dallo stesso aiutante; ció, ad ogni modo, non calmó le ire funeste del commerciante che, zittito immediatamente il suo compare, rincaró la dose con le parole:

«Non fare il furbo! Vuoi fregarmi, …! Questo è un disco da XYZ (non ricordo la cifra che mi dichiaró) € e tu lo vuoi pagare solo 2?».

A quella frase, arrossii e sprofondai nel mio mite carattere, anche per avere l'attenzione di molti occhi addosso: avrei voluto, …, …, bah! Lasciamo perdere. Non ho idea di chi o come possa essere finito quel lingotto d'oro a forma di 33 giri ed intitolato Sanremo 1967 tra quei sgualciti scatoloni, soprattutto valutata (almeno da quel mio interlocutore) l'estrema raritá del disco ma, ritengo e credo, che un tocco di delicatezza (anche perchè, a parte nello specifico, ma chiunque venda un qualsivoglia oggetto, ipoteticamente soltanto a 2€, ha il proprio tornaconto), sarebbe dovuto essere l'approccio più congeniale e che si addice anche al commerciante piú antipatico: altrimenti, …, …, puó cambiare mestiere. Ricordo che mi rimase un'amarezza cosí profonda che lasciai su quel bancone anche gli altri dischi e, senza proferire parola alcuna, me ne andai addirittura senza regalarmi almeno un misero 45 tanto che, in seguito, passó un buon lasso di tempo prima di che ricalacassi gli impervi corridoi ad una Fiera del Disco.

Rubando una frase al buon Luca Botto, concludo con:

«Succede anche questo!».

Vai all'articolo di Luca Succede anche questo.

© Paolo, 20/II/MMXIII.

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