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La mia storia, pt.6

…, …, perchè «perchè il disco è un suono piú vero e, l'originale è l'originale»: questo era il suo credo.

una stupenda immagine di piazza carlo felice, torino

(ammirate questa stupenda foto - potrebbe essere altrimenti? - di piazza Carlo Felice a Torino - spalle a Torino Porta Nuova FS - in stile serale: credo, per certo, che il primo negozietto-colonna a partire da destra, fosse proprio l'esercizio dell'amico collezionista.
L'unico magone che mi viene guardando e riguardando questa foto è che lí a sinistra, al posto delle macchine (bah), c'erano le rotaie del Tram
).

La bella immagine si puó vedere al sito Torino Daily Photo a cui ho rubato la bellissima opera; vai alla Home Page TDP.

Fu quell'incontro con le sue parole “l'inizio della, …, …, fine”! Mi contaminó, in seguito, cosí profondamente nella ricerca dei dischi in versione “originale” dei vari cantanti, che dimenticai ben presto i poveri nastri cui, solo poco tempo prima guardavo con massima fierezza.
Ricordo ancora le sue parole, la sua espressione professionale quando mi ripeteva:
«… Eh! L'originale! …! …! È tutt'altra cosa! …! …! Ha un fascino diverso, …!».

Fu cosí che lo stesso commerciante-appassionato mi aiutó a reperire i primi oggetti in questione:

front-cover singolo il volto della vita, c. caselli front-cover singolo un mondo d'amore, g. morandi front-cover singolo tutta la gente del mondo, o. vanoni

Le front-cover dei singoli che vedete qui sopra, da sinistra,

…, sono ancora le autentiche copie acquistate dall'amico del negozietto di Torino che, con le sue ricerche, mi trovó all'epoca.

front-cover il ragazzo della via gluck, a. celentano

Il ragazzo della via Gluck, invece, fu uno dei primi regali che un altro mio grande amico e commilitone genovese Roberto, in arte Biagio, capíta la mia grande passione nascente, mi fece la prima volta che volle portarmi a casa sua.

Affinando sempre piú il palato, in seguito, scoprii che la cover del 45 di Caterina Caselli si poteva trovare in versione senza bandierina (quella in basso a sinistra) recante la scritta,
Il grande successo di Bandiera Gialla”: scattarono immediatamente le ricerche che diedero i frutti sperati! Anzi, mi accorsi, ascoltando il brano IL VOLTO DELLA VITA (Days of Pearly Spencer), Mogol-Daiano-McWilliams, che l'arrangiamento e interpretazione risultavano diversi nei due dischi (fattore non cosí raro nelle incisioni di quegli anni).

cartello campo minatoImmagino vi chiediate cosa significa, adesso, questo cartello di avviso di campo minato: oohhh! Se centra!
Guardate bene la cover del singolo di Adriano: noterete, senz'altro, sulla sinistra la scritta Sanremo 66. Orbene! Chi non è dell'ambiente e, in particolar modo, non studia l'etichetta Clan Celentano, non puó credere quante discussioni, tra i clanologi, siano nate sull'esistenza di cover senza quella scritta: e la cosa non è, ad oggi, ancora del tutto chiarita!
I vate del Clan sostengono a piè sospinto che non esiste; peró la loro unica considerazione si basa soltanto sul fatto che non l'hanno ancora vista in, almeno, un'occasione: quindi, se loro non l'hanno vista, logico (vero?), non c'è! Peró, …, peró, …!
Ringrazio ad ogni modo il sito Photo che mi ha permesso di scaricare la foto a cui spero di aver dato un piccolo contributo simpatico; vai alla foto originale.

 

cartina politica del nostro paese

Il successivo riferimento al maltrattato patrimonio culturale italiano mi ha portato nel cercare in rete una piacevole cartina del nostro “Bel Paese”; casualmente mi sono imbattuto nel sito Italy Monument che, oltre ad essere un fantastico viaggio tra le meraviglie italiane, lega completamente con le mie parole. Pur ancora in gran parte in costruzione non mi resta che indirizzarvi tra quelle pagine (peró, poi, ritornate a trovarmi, …, …!): vai alla Home Page IM.

Torniamo a noi; in quell’Italia uscita da un burrascoso '68 e con l'imminente, poi consolidato, terrorismo politico, il collezionismo musicale era agli albori, nonostante in altri Paesi, anche europei (vedi Inghilterra su tutti, sempre avanti anni luce rispetto all'italica mentalitá), il fenomeno fosse seguito da tempo; nelle nostre zone, invece, non si badava molto al valore (anche sentimentale) della musica. Forse anche per una irresponsabile tendenza nel farsi scappare le preziose ereditá culturali: tutto ció che non è calcio o petrolio puó tranquillamente essere tralasciato.

Era (dovrei scrivere “è”, perchè in molti casi “è” ancora così) difficile risalire a determinate incisioni, in particolar modo a quelle che, alla loro apparizione negli scaffali dei tanti negozi, non avevano successo dichiarato. Le case discografiche italiane, infatti, “mandavano al macero” tutte le rimanenze musicali invendute, situazione che aumentava giá d'allora la difficoltá di reperimento di quei particolari pezzi, una volta scaduto l’interesse di vendita: addirittura qualche incisione era stampata in pochissime copie. Se ancor oggi si riescono a trovare alcune copie di dischi improbabili si deve alla lungimiranza o furbizia di qualche commerciante dalla vista lunga, molto lunga.

Devo anche ammettere, peró, che la musica è sempre stata considerata un bene superfluo e di lusso e, quindi, soggetta alle piú alte imposte statali; la nostra cultura, profondamente contadina, sebbene amante del fischiettare e dell'ascoltare le canzonette ai vari Festival della Canzone, l'ha sempre relegata tra le ultime cose a cui pensare, proprio per l'alto prezzo da pagare per un semplice disco.
Il boom economico, il conseguente abbandono dei padelloni a 78 giri, pesantissimi e fragilissimi a discapito del piú versatile 45 giri, ha invogliato il comune consumatore nello spendere qualche Lira per comprare dischi: ma, tranne qualche rarissimo caso, solo superficialmente e per canzoni/motivi di grande successo.

 

zio paperone e il suo primo cent

Da quel lontano autunno 1979, queste vicende, contribuirono nell'aumentare una passione febbrile crescente, di giorno in giorno; studiai negli anni a seguire le analisi dei “padelloni neri”, cercando dapprima e ovviamente le stampe originali tanto che conobbi, man mano, altri appassionati e/o esercenti che allargarono i miei orizzonti conoscitivi; dapprima strettamente nel torinese, quali Giorgio, titolare del negozietto “Disco Revival” su tutti: fui proprio indirizzato dall'amico dei portici di piazza Carlo Felice.
Se avete letto l'articolo dedicato al grande Giorgio Prigione, prima e Marco, subentrato al padre ma con pari competenza, fu quello luogo, per me, meraviglioso dove cominciai davvero a spendere.
Al pari di zio Paperone, qui a sinistra, che ammira il suo indiscutibile Primo Cent da Giorgio acquistai il mio primo “disco pesante”, che ancor oggi, spesso, estraggo dall'armadio e ammiro al pari del simpatico e burbero personaggio di Walt Disney:
il 33 giri, Adriano Celentano, Clan 40002, edizione lusso, datato 1963.

Il bellissimo disegno di zio Paperone lo devo al bellissimo sito ElvisCollection che vi invito ad andare a visitare: ne rimarrete sicuramente strabiliati. Vai alla Home Page Elvis Coll.

 

Col passare del tempo la mia frequentazione a Disco Revival istauró un ottimo rapporto e dialogo con l'allora titolare; cosí, egli mi avvió e diresse, innanzitutto, verso il “Made in Italy”, finalitá per me, in quell'iniziale momento, del tutto ignorata e trascurata (qualsiasi disco serebbe stato una conquista). Mi diresse, quindi, da Enrico Ferraro, altro carissimo amico e proprietario, a sua volta, del negozio “Disco D’Oc”: a Enry, devo davvero molto della mia raccolta.
Fu ancora Giorgio che un giorno mi raccontó di un negozio stupendo in quel di Milano, il Golden Time di Alex Mussi che, nonostante autore di un interessantissimo catalogo in due volumi, “Guida al Disco da Collezione” (mi raccomando: non dimenticate Discomania, nelle quattro versioni, finora stampate) all'inizio degli anni '90, fu costretto a chiudere i battenti, sebbene quel negozietto fosse una caverna magica di vinili.
Specializzandomi sempre piú, allargai ancora, in seguito, gli orizzonti; infatti, non posso certo dimenticarmi di Rory: il suo negozio novarese “Tune Dischi” divenne quasi casa mia e diede un serio incremento alla mia modesta collezione e a cui, spero, quanto prima poter dedicare una piccola paginetta. Ancora, gli amici di “Disco Club” a Genova, soprattutto quando a piena forza con Gian e i suoi due soci: quanta gente!

una panoramica dell'ultima fiera 2012 di sant'agata, genova

Come dimenticarsi i tanti personaggi, più o meno, caratteristici che mi regalarono e/o vendettero loro pezzi personali, quali la signora che conobbi ad una Fiera di Sant'Agata, nell'ormai paleolitico 1986, manifestazione annuale in febbraio (molto sentita dai genovesi), qui alla “Superba”. A destra possiamo, infatti, carpirne un'immagine dall'ultima realizzazione, tratta dal sito Genova24, vai alla Home Page Ge24, che manifesta appunto la forte frequentazione.

Quella simpaticissima vecchina la ricordo perchè, oltre ad essere agile e furba nonostante l'etá, mi vendette davvero alcune chicche importanti, soprattutto del marchio discografico Clan (ormai lo sapete tutti: una mia fissazione) invitandomi, addirittura, a casa sua per visionare i dischi che anche lei custodiva gelosamente. Sono sicuro: mi offrí i suoi tesori perchè lesse nei miei occhi una passione incredibile!

 

Dario De Donno, da Verona: serio esperto del beat italiano, una brutta malattia, purtroppo, l'ha stroncato prematuramente. Conosciuto ad una delle prime fiere del disco milanesi e pur se relativamente “salato nei prezzi”, mi diede alcuni esemplari preziosi, quali l'introvabile colonna sonora del film “Uno strano tipo” che, tuttora, proteggo gelosamente, quasi morbosamente e la cui storia ho da poco raccontato: Uno strano tipo.

Imparai cosí a conoscere ed amare sempre piú il mondo del collezionismo musicale, in tutte le sfaccettature ampliando ulteriormente le mie conoscenze e frequentando convention del disco e mercatini: sfruttai ogni occasione per sondare molte cittá italiane alla ricerca di quei pezzi mancanti e pregiati. Impegnai anche gli amici: il fraterno Mauro che, pur di farmi contento, mi regaló alcuni dischi che conservava con grande cura, perchè caro ricordo di suo papá.
Il giá sopra accennato compagno d'armi, Biagio che mi affidò (dopo quel Celentano) buona parte del suo avere; il novarese e sensibile Sergio, che mi insegnó a capire il mondo de I Nomadi e buona parte dell'universo beat.
L'intramontabile, inossidabile e vera enciclopedia vivente Luca da Sommariva Bosco: con lui un vero ed inimitabile dialogo professionale e simpatico. Lo stesso Luca è artefice dell'incremento ai miei averi (e, spesso, che ampliamenti).
Il generosissimo Gió, a lui devo il 33 di W. Goich; il funambolico Renzo di Torino, col suo grande amore per i The Beatles. Il rilevante supporto di Valentina, mia figlia. Lei mi fece (e lo fá tuttora) apprezzare molte incisioni moderne e brani del calibro di “VIVA FOREVER”, incisione delle Spice Girls, gruppo femminile del quale apprezzo moltissime canzoni e alla qual canzone ho dedicato un personalissimo Disco ESCC: vai al Disco del Mese, Agosto.
Tanti altri amici! Quanti! Purtroppo non ho lo spazio e la memoria per richiamarli tutti, ma non posso tralasciare di sottolineare che mie prime vittime sono stati i miei genitori ed i suoceri: a loro ho portato via qualsiasi cosa somigliasse ad un disco!

Una citazione esclusiva merita mia moglie Anna (per me, da sempre, “Scià”, una simpatica definizione del dialetto genovese del vocabolo Signora) che (guarda caso) conobbi a novembre di quel fatidico 1979: da piú (ormai) di trent'anni sopporta le mie manie. Imparando a convivere e conoscermi ha sempre avvallato molte debolezze, in particolar modo la vena musicale, concedendomi piena libertá anche negli immancabili momenti critici di ogni rapporto: alla Sciá, infatti, devo molti dei miei “tesori”, o come li definisce lei (nel suo scritto Moglie e Collezione) le mie creature. Pur non avendo il tarlo del collezionismo, Anna, mi aiuta nelle ricerche dei pezzi che, eventualmente, mi mancano. A lei devo, tra l'altro, un paio di regali davvero Grandi: un cofanetto (manco a dirlo) di Adriano Celentano contenente quattro dischi in vinile che raccontano gli esordi dell’artista. Sempre di Adriano, inoltre, una raccolta Clan (ahimè! In cassetta! - ma che custodisco, ugualmente, scrupolosamente -, …, …, solo piú in lá comprata su disco, …, …!), del periodo 62/80. Regali davvero stupendi perché il loro contenuto mi ha aperto altri orizzonti, con canzoni delle quali non sapevo l’esistenza.

Fine pt. 6.

Paolo, © 13/II/2013.

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